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lettera a me stesso

Lettere dal mondo


Quando il mare chiamò il mio cuore provai  a nuotare,a galleggiare,come una tavola, come un relitto,ero un ragazzo disperso nel mondo e nel mare,perché il cielo tempestoso non mi disperse nella tempesta che così vigliaccamente avete pregato per me insieme a santi e immaginarie madonne del pianto,perché sottrarre al mare questo mio corpo martoriato,se poi questa solitudine ardita che cercai porta rose sul mio vascello?
Se più non vi è vittoria che possa darmi pace, né terra che mi accolga con fiori e sorrisi ,se certo è solo l’arrivo della quiete dopo la tempesta?
orridamente naufragare l’anima mia doveva per molti motivi!!!!!!!
o il fato fu così clemente da condurmi in salvo,su una terra fertile da coltivare,terra da lavorare,terra da mangiare?
Forse il cielo non sarà così pietoso e paziente con me che niente so,
ma il buon Dio ha invitato angeli biondi alla mia tavola e divido con loro il mio pane e il mio amore.
E solo vivo,e così attraverso i mari e le correnti,non da artista ma da naufrago di un destino sempre sperato,sono povero se il mio angelo non mi veste,cieco se non mi vedesse,sordo non mi sentisse, muto se non mi parlasse,la mia bussola su questo vascello abbandonato è una stella cometa lucente ,piccola e splendente guida della mia rotta.
Del resto niente so e poco vorrei ricordare
per il dolore che torna a lavorare a lacerare,
la mia ultima spiaggia a consumare.

Eppure m’inorgoglisco della ferita che porto segnata sul cuore,
della mia sconfitta,della mia umiliazione,
e poiché a tal privilegio sono condannato,
certo godo di una sicura salvezza.


 
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