Lettera per chiedere Perdono - federicoparrapoiesis

Vai ai contenuti

Menu principale:

Lettera per chiedere Perdono

Lettere dal mondo

Era una giovane donna,ma non la conoscevo

Questa mia è per chiedere perdono.
Mi piacerebbe,tutti insieme!
per una sola donna e per un solo uomo.

Qualunque ruolo occupiamo nella società!
Dai ricchi ai potenti,
dai poveri ai pezzenti.

Che ognuno di noi lasci un fiore,
alla porta di Eluana Englaro.
Sotto la casa di Piergiorgio.

Un fiore contro chi ha speculato sulla loro vita!
Un fiore contro chi li voleva vivi!
Un fiore contro chi li voleva morti.

Solo un fiore,ma per farci perdonare.
Solo uno per dimostrare che siamo oltre le parole.
Noi siamo l'umanità!?
Siamo la civiltà!?

Chiedere scusa non è facile con le parole.
Molti  ci riescono con qualche ipotetico Dio,
perché non risponderà mai.

Ma noi che a tanti dovremmo chiedere perdono!
Noi che dovremmo abbracciarci e piangere forte.
Noi che dovremmo sentirci il popolo del nostro paese.
Come un solo amore,una cosa sola,un solo cuore.

Portiamo un fiore contro le televisione!
Portiamone uno contro il giornalismo e l'informazione!
Portiamo un fiore come una musica,
come una dolce canzone.

Anche per noi,voglio chiedere perdono!
E voglio farlo solo da uomo,
senza ruolo e senza al suo fianco nessuno!

Siccome non è facile con le parole,
voglio farlo raccontandovi una storia.
E proprio perché non è facile per nessuno,
con le parole chiedere perdono.

E proprio perché Io sono Nessuno!
Avrei molto piacere che in tanti ascoltassero,
questa storia che è come un segreto nel profondo del mio cuore.
Questa storia che adesso,
ho voglia di raccontare.

Era una giovane donna,ma non la conoscevo.

Era inverno,faceva molto freddo,
nella piccola comunità del nord Europa.
C'erano un bel po' di fiori distesi per terra,
sul manto candido della neve fresca e immacolata.
Era una piccola comunità del nord,
poche case,neanche troppo colorate.
E c'erano un bel po' di fiori sul manto di neve,
nell'angolo sinistro del piccolo lago.
Molte composizioni colorate,
proprio alla base del ponte di legno.
Dove la terra curvando sinuosa.
Addolcisce con forma di donna,
il distacco di ogni cosa.
Sulla piccola collina,
c'era un grande Abete innevato.
Su di esso una casa di legno e
un messaggio di benvenuto per chi vi fosse salito.
C'era una lunga scala di legno,
più che una casa era un grande balcone.
Dall'alto della piccola collina
si sovrastavano facilmente gli altri alberi.
Si poteva godere una fredda,ottima vista.
I bambini,non molti,
giocavano tirandosi la neve.
Ogni abitante della piccola comunità,
passava e anche se in ritardo.
Poggiava a terra il suo fiore.
Poi guardava nel lago dalla sponda sinistra.
Qualcuno faceva una smorfia,chi un gesto,
un mezzo sorriso con le mani in tasca.
Chi le sfregava allontanandosi,
chi semplicemente posava il fiore e se ne andava.
Dall'alto della piccola collina,
magari dal balcone sull'abete innevato.
Avrei potuto ammirarla nella sua interezza,
questa bellissima scena.
Sarebbe stata come una carezza.
Dall'alto della piccola collina si poteva vedere tutto.
Si vedeva il lago e l'orizzonte sopra gli altri alberi,
Il ponte di legno,la candida neve,tutti i fiori colorati.
Avrei visto dall'alto la gente andare e venire
lasciare fiori distesi per terra sul lato sinistro del lago,
dove la sponda prende la forma sinuosa di una donna.
Ma come sempre ero in basso.
Vicino alla base del ponte,al suolo,
vicino alla neve e ai fiori poggiati a terra...
Come sempre ero in basso.
Nella parte base della conoscenza
dove arriva nei cuori
l'empatia forte di altri dolori.
Come sempre ero in un luogo,
in cui è giusto essere e
nel quale fa male rimanere.
Passando,una donna,
che non mi pensò troppo straniero per capire.
Scese dalla sua bici e si diresse verso di me
con un tulipano bianco nella sua mano.
Mi sorrise con un sorriso timido.
Mentre il vento freddo e leggero,
le muoveva i lunghi capelli biondi.
E mi parlò come venuta dal profondo dei miei sogni.
“ Questo è il posto dei funerali!”
“ Deve essere qualcuno del luogo”
Dissi io ricambiando il suo sorriso.
“ Si! Era una giovane donna,
si chiamava Natasja,Ma non la conoscevo.
Ora le sue ceneri sono del vento”
Così dicendo,posò lentamente a terra,
sul manto freddo di neve.
Il suo tulipano bianco.
Guardò per un attimo il Lago,
dalla sponda sinistra,mi sorrise ancora.
Poi si allontanò lentamente,
nella candida neve
che iniziava a cadere incessante.
Tutto quel mondo bianco,
mi sembrò un bel modo per dire addio!
Così guardai i bambini giocare,
la donna che lentamente si allontanava e
pensai ai suoi capelli nel vento.
Lo stesso vento che possiede le ceneri di Natasja.
Nel mio scomodo basso,sul lato sinistro del lago,
si sentivano dentro le emozioni,
nel cuore suonavano piccoli cori e tante canzoni.
Come sempre ero in un luogo,
in cui è giusto essere e
nel quale fa male rimanere.
I bambini non molti,
giocavano tirandosi la candida neve.
C'era anche un'altalena che:
Portava due piccole scarpe colorate in alto,
verso il cielo e
poi nuovamente indietro.


Federico Parra
www.FedericoParraPoiesis.com


 
Sito segnalato su MyPhotoExperience




Torna ai contenuti | Torna al menu