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Una stella cadente per me solamente

Lettere dal mondo

Pioveva, era un giorno lontano dal mio paese,
la città che stavo attraversando non era la mia città,
la gente che era intorno a me non era della mia razza.
“Ma quale lo è?” Pensai.

C'era un barbone addormentato sulle scale della chiesa,
il Prete uscì molto adirato e lo fece allontanare.
La gente passava veloce lungo il marciapiede
nascosta sotto ombrelli molto colorati.

Io dimentico sempre l'ombrello,
non riesco mai a proteggermi dalla pioggia.
Nella mia testa suonava dolce come una preghiera la mia canzone:
I'm a creep, I'm a weirdo!

Pregai che quella burrasca divenisse tempesta e non cessasse,
che le nubi si gonfiassero di saette e di tuoni.
Che un solo fulmine di questi passasse tra le nuvole nere
e mi annientasse improvvisamente, che mi incenerisse.

Sarei poi stato spazzato via da quello stesso inutile prete,
come un mucchietto di cenere che sporca il pavimento delle sue scale.
Pensai che sarebbe stato un bellissimo modo di finire e
che non mi avrebbe fatto molto male.

C'era un caldo torrido, era un giorno lontano dal mio paese,
il deserto che stavo attraversando, si estende in quello che chiamano il terzo mondo.
La gente che era intorno a me non era della mia razza né del mio stesso colore.
“Ma quale lo è?” Pensai serenamente.

Io ero un fotografo che cercava di imparare a raccontare, la guerra e la  povertà,
una cosa difficile da fare per poter poi essere migliore.
Raccontare la fame e la sete senza offendere la gente e/o la loro dignità.
Senza invadere storie del passato, che uno straniero che guarda da straniero, non sa!

Io dimentico sempre l'ombrello, anche quello per proteggermi dal Sole!
Non riesco a dire le parole che potrebbero aiutare, non sono capace di mentire.
I bambini che mi guardano dal fondo di questa guerra,
mi rendono piccolo e meschino, un povero bastardo approfittatore.
Dal diaframma meccanico e ebete del mio stupido obbiettivo al mio cuore,
lo posso chiaramente sentire.
“Fortuna!” Mi dissero i vecchi del posto, che sapevano tante cose.
“ Che in quella terra, c'era da anni un fotografo esperto e molto professionale,
uno bravo perché ben pagato, che mi avrebbe aiutato,
nel mio vano o stupido modo di raccontare e di viaggiare”.

I bambini nella guerra mi guardano sempre con occhi puliti!
Io dimentico sempre l'ombrello, non riesco mai a proteggermi dalla pioggia!
Così guardavo con occhi meravigliati i reportage di gente che ha ben lavorato...
Sicuramente e come sempre ho fatto, non ho ben capito!
C'era, tra queste tante fotografie che mi venivano mostrate con orgoglio
e con estrema, efficace, capacità tecnica di chi a suo tempo le aveva scattate.
La foto molto singolare di un cardinale grasso e ben vestito, nel deserto di questo posto,
che benediceva le armi e i pugnali con parole e preghiere molto sentite.
Io pregai che quel Sole divenisse un pianeta caduto all'improvviso!
Che si schiantasse sull'atmosfera terrestre e non toccasse nessuno e
che non distruggesse proprio nulla di niente.
Un meteorite dall'universo, come una stella, per me solamente.

Che oltrepassasse tutte le leggi della fisica e della meccanica quantistica,
tutte le leggi della natura e delle umane conoscenze,
di tutti i calcoli matematici e contro ogni probabilità.
Un meteorite che mi sfolgorasse immediatamente! Per me solamente!

Contro ogni dubbio e in ogni sua accezione di casualità.
Come una goccia gigante di una pioggia unica, in una terra arsa dal sole.
Dove a nulla servono le mie stupide parole,
e dove cammino storto nel vicolo stretto di ogni banalità.

Questo è il modo leggero e incredibile in cui vorrei sparire!
Sembra strano a dire, ma c'entra con la poesia!
Come uno che è stato a guardare, ha imparato tanto da ogni mano
e non ha potuto raccontare mai a nessuno, del suo grande amore perduto lontano.

Pioveva, era un giorno lontano dal mio paese,
la città che stavo attraversando non era la mia città,
la gente che era intorno a me non era della mia razza.
“Ma quale lo è?” Pensai liberamente.

Nella città che mi ospitava c'era una bella retrospettiva all'aperto, era come una festa.
Si raccontava la II guerra mondiale in tante fotografie dell'epoca, che tanti incuriosiva.
Io ero uno spettatore dei tanti, uno che guardava le immagini con occhi fermi,
e come un passante frettoloso in silenzio se ne allontanava.

Nelle foto c'era il Duce a petto nudo che sembrava una scimmia dal mento volitivo!
E ancora lui, mentre guidava tutto orgoglioso l'aereo personale di Hitler...
Poi, tra le tante c'era una foto della folla in ascolto, in un Bianco e nero sgranato,
dove tutti salutavano servilmente il Fuhrer, con il braccio destro alzato.

Cazzo! È incredibile! Ma c'è uno solo della folla con le braccia conserte!
Non fa parte di questa follia e non fa parte di questa folla ignorante!
Dio mio! Uccidimi! Salvami da questa sconfitta costante!

Adesso spero e penso al meteorite... E che arrivi presto, immediatamente!
Uno per me che guardo in fretta come un passante,
e uno per quello nella folla con le braccia conserte,
Che il meteorite dall'universo, sia veramente imminente!

Io dimentico sempre l'ombrello,
non riesco mai a proteggermi dalla pioggia!
Nella mia testa suonava dolce come una preghiera la mia canzone:
I'm a creep, I'm a weirdo!

Forse è solo come quando ero bambino.
Era Natale, uno di quelli che ti restano stampati nella memoria.
Andavo dai grandi con un foglietto in mano, e tutti mi dicevano
che ero un piccolo poeta,  mi davano una caramella, o un cioccolatino.
Poi, siccome nessuno l'aveva letto, perché a scuola ero un povero cretino!
Mi facevano leggere le mie cose, quelle che sentivo nelle vene
e forte come un fiume in piena nel mio destino.
In quel momento speravo che il piedistallo improvvisamente cedesse!
Che l'albero di Natale crollasse e che la stella cadesse, facendo un gran casino.

Poi pregai che il Sole divenisse un pianeta caduto all'improvviso!
Che si schiantasse sull'atmosfera terrestre e non toccasse nessuno e
che non distruggesse proprio nulla di niente.
Un meteorite dall'universo, come una stella cometa, ma per me solamente.

Che fosse in fine divertente e non rovinasse la cena o le feste a nessuno.
Ma che indicibilmente, in verosimilmente, e così incredibilmente.
L'albero di Natale che cade al momento opportuno del discorso,
mi fulminasse in cenere, e niente di niente per sempre!

Pensai che sarebbe stato un bel modo di finire il mio stupido viaggiare
e che non mi avrebbe fatto poi molto male.
Forse sarebbe servito per qualche memoria più continuativa e costante,
o per raccontare a tutti i bambini, una piccola inutile storia,
stranamente e anche così incomprensibilmente...Importante!

Federico Parra
www.federicoparrapoiesis.com

 
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